Kaki Furai かきフライ

Questo piatto è entrato nelle nostre vite e non se ne andrà più. Lo rifarò e ancora e ancora e ancora. Hiroshima, sull’isola di Miyajima, Stefano-san le ha cercate, gustate, assaporate. Un inverno mite quel giorno, un viaggio intenso e pregno di meraviglie sconosciute. Qui a casa chiude gli occhi, sogna, i ricordi rimbalzano vividi, una lunga parte della sua vita è stata li. Questo piatto evoca emozioni, riaccende desideri. Lo cucino spesso, preciso identico a come lo conosciamo, non una virgola fuori posto, non la pseudo ricetta che si trova in giro, ma quella dettata da vecchie mani, quella tramandata da generazioni, quella vista coi propri occhi, quella vera.

Vi svelerò alcuni piccoli accorgimenti ma non metterò la ricetta con le dosi precisa. È nostra, è dei giapponesi, è di chi proverà a farla e se ne innamorerà davvero, senza scuse, senza ma, senza incertezze.

La prefettura di Hiroshima produce oltre il 60% delle ostriche del Giappone. Sono grandi, carnose e ricche di sapore grazie alle acque nutrienti della baia

Anche se si trovano tutto l’anno (grazie a varianti come le kaki komachi), il periodo migliore per gustarle va dall’autunno all’inverno.

Ingredienti:

Ostrische freschissime carnose grosse

Farina di grani antichi o fecola di patate

Uova freschissime

Acqua filtrata delle ostriche

Pane panko

Olio per friggere (meglio olio di riso)

Miscelare accuratamente uova, farina, acqua, fino ad ottenere una crema fluida e avvolgente.

Intingere le ostriche, prelevarle con un cucchiaio insieme alla pastella, posizionarle sul pane panko e panarle delicatamente.

Metterle in frigo per almeno 1 ora. Tuffarle in abbondante olio di riso e friggerle fino a doratura.

Vanno servite con lime o zenzero grattugiato fresco meglio se accompagnate da alghe wakame marinate.

Io ho usato queste, grandissime e buonissime ostriche di Bretagna

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