Fregola sarda, l’eleganza non è insuccesso!

Rimango esterrefatta e allibita ogni qualvolta assisto al successo altrui disordinato e inelegante. Mi chiedo spesso, alla luce di quei trionfi, se sia altresì fuori luogo e del tutto inappropriato presentare una qualsivoglia pietanza in modo rozzo e rudimentale solo per far passare il messaggio che in cucina siamo tutti un po’ così, un po’ pasticcioni, un po’ menefreghisti, un po’ pressapochisti. Io credo che, in ogni passione o lavoro, che sia anche un dovere e non un piacere, ognuno di noi mette ciò che può, il massimo che può, con oculatezza e ottemperanza. Se io dovessi presentare una tesi o portare un pensiero scritto di mio pugno, mai lo presenterei con scarabocchi, cancellature e macchie alcune, ma cercherei di porgerlo al mio lettore, in modo chiaro, elegante e ben disposto. Oltremodo in cucina, quand’anche non piacesse cucinare, credo sia un piacere per se stessi e per chi riceve, osservare l’accuratezza, il colore e la dedizione, seppur di piatti semplici che impiegano ben poco del nostro tempo. Forse per giustificare un finto e iniquo: non ho voglia di…  celiano il nostro fuggire dai problemi e dai doveri. Così, se anche ammetto che la mia cucina, in questo momento, si trova in una esplosione atomica di pignatte, posate, ciotole, contenitori e involucri accartocciati, il risultato finale sulla tavola sarà preciso, impeccabile e amorevole, giustappunto per sottolineare l’affetto e il rispetto col quale ho trasformato la materia e ho servito i chicchi preziosi di fregola sarda, abbelliti da semplicissimi pomodori e colorati gamberi. Perché l’eleganza non deve essere insuccesso ma tutt’al più un gran trionfo!

CURIOSITÀ:
è’ erroneamente chiamata Fregola dall’industria alimentare, ma in realtà il suo vero nome è fregula. Un termine di derivazione latina (ferculum) che, associato ai verbi quali sminuzzare, frammentare e frisare, potrebbe tradursi con la parola “briciola”.
La fregola ha una storia antichissima, di ben 1000 anni, basti pensare che, secondo alcune fonti, questo tipo di pasta veniva già prodotto ed esportato nel X secolo.
Nel XIV secolo, lo statuto dei Mugnai di Tempio Pausania prevedeva che la lavorazione della pasta per la fregula dovesse svolgersi esclusivamente dal lunedì al venerdì. Questo perché occorreva conservare l’acqua per i lavori agricoli da svolgere durante il sabato e la domenica.

Ingredienti per 3 persone:
400 gr di fregola sarda
500 gr di gamberoni
25 pomodorini ciliegia
1 pizzico di curcuma
1 pizzico di erbe aromatiche miste secche
1 peperoncino verde dolce fresco
1 bicchiere di vino bianco (ho utilizzato un ottimo greco di Tufo)
2 cucchiai di olio extra vergine (bio Carli)
1 piccolo scalogno
sale e pepe

In una risottiera scaldare due cucchiai di olio extra vergine con il peperoncino fresco tagliato a metà e privato dei semi. Scaldare, in un pentolino, dell’acqua leggermente salata, aggiungere qualche grano di pepe nero, lo scalogno tagliato in pezzi grossi e i carapaci e le teste dei gamberi che avrete lavato e pulito dal filetto nero. Versare la fregola sarda nella risottiera e procedere come per il risotto, sfumando con il bicchiere di vino e abbassando la fiamma, cuocere lentamente bagnando con il brodo caldo o fumetto di pesce che avrete filtrato e tenuto a sobbollire nel pentolino. Nel frattempo accendere il forno a 180°, tagliare a metà i pomodorini e disporli sulla teglia rivestita di carta da forno, peparli, salarli e cospargere di abbondante curcuma e un pizzico di erbe aromatiche miste. Infornate per 10 minuti fino a quando i pomodorini saranno ben cotti e coloriti. A pochi minuti dalla cottura della fregola (assaggiatela per verificare la morbidezza) aggiungere le code di gamberoni e togliere il peperoncino. Servire la fregola con i pomodorini e condire con un filo di olio extra vergine.

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6 risposte a "Fregola sarda, l’eleganza non è insuccesso!"

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