Costine d’agnello alla birra, la pioggia, l’evasione…

Un desiderio invade la mia mente, un pizzico di un sogno rimasto sospeso, vaga nei miei pensieri, e la voglia incommensurabile di evadere, è prepotente e insistente, si infila nel sangue e corre nelle mie vene, avanti e indietro, sfiorando il cuore e la pelle. Mi risveglio piano in questo mattino piovoso, freddo e umido; sono serena e appagata di aver dato voce a questa mia aspirazione, finalmente essere scappata dalla quotidianità ed essere approdata alla meta ambita. Volevo evadere rinchiudendomi nella mia dolce casa, la mia alcova, la mia coperta protettiva, la mia vita. Evadere paradossalmente da fuori, per stare qui chiusa tra le mura, in silenzio, lontano da tutto il mondo, che ultimamente corre troppo veloce per me, scivola languido giorno dopo giorno, spazza via minuti e ore come grani di sabbia al vento e non mi lascia modo di respirare lentamente, né assaporare istanti e spazi. Ho bisogno del mio mondo profumato di famiglia, ho necessità di calma, mi occorre cacciar via questo sfinimento. Nulla mi appaga, mi rinvigorisce e mi da gioia, se non la festosità di una coda che danza, di un pelo morbido e setoso che solletica i miei piedi e di quattro occhi felici che assaporano, in devoto silenzio, le mie succulente costolette d’agnello, cucinate quietamente, tra il borbottio aromatico della birra e la cremosità burrosa e candida di un bianco delicato purè.

COSTINE D’AGNELLO:
si è soliti evitare questa carne perchè si crede che il suo sapore sia forte e fastidioso. Tutt’altro!!! L’agnello che si trova oramai in tutti i supermercati, già confezionato a costolette tutti i mesi dell’anno. Le principali produzioni di carne di agnello si hanno in Sardegna (dove troviamo anche un prodotto IGP, l’Agnello di Sardegna) e nel Lazio. Altre regioni importanti per la produzione di carne di agnello sono la Sicilia e la Calabria.

UN PENSIERO
Cercando nel web mi sono imbattuta in questo articolo che vorrei riproporvi: il tradizionale pranzo di Pasqua rappresenta anche un appuntamento determinante per la sopravvivenza dei pastori, un mestiere antico che consente la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio.  Portare la carne di agnello a tavola significa salvare il lavoro dei circa 4mila pastori terremotati che non hanno ancora abbandonato le aree colpite dal sisma di Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria dove, secondo la Coldiretti, solo nei 131 comuni del cratere, sono allevate 213mila pecore e capre. (marzo 2018)

La carne delle costine d’agnello, non deve cuocere per molto tempo. Rimane succosa e tenera solo nelle cotture veloci, alla brace per esempio, sulla griglia o in questo caso, alla birra, ma a patto di non lasciarla in padella per più di 2/3 minuti per lato.

IL PURE’ DI PATATE BIANCHE:
Per qualcuno il purè di patate rappresenta un vero e proprio comfort food, quei cibi capaci di suscitare sensazioni di benessere psicofisico. E come dar torto a questa cosa? Morbido, delicato, cremoso, burroso. Ma ci sono alcuni errori che non dovete assolutamente fare se lo volete cucinare a regola d’arte. Perciò seguite queste poche ma importanti indicazioni:
-le patate devono essere a pasta bianca
-le patate devono rigorosamente cuocere con la buccia
-le patate vanno messe a cuocere partendo dall’acqua fredda
-le patate vanno schiacciate ancora caldissime
-non deve essere mai utilizzato un mixer o un frullatore ma solo lo schiacciapatate perché le patate perderebbero l’amido e il vostro purè diventerà inevitabilmente colloso e immangiabile.
-bisogna usare latte tiepido mentre il burro deve essere freddo da frigo

Ingredienti per 3 persone:
12 costolette d’agnello
1 bottiglietta da 33cl di birra rossa
olio extravergine d’oliva
sale
pepe
una noce di burro
rosmarino

Per il purè:
1 kg di patate bianche
70 gr di burro
250 ml di latte fresco
sale

Iniziare dal purè, mettere a bollire le patate con la buccia dopo averle lavate e strofinate per bene, in acqua leggermente salata, per circa 15 minuti o più, finché non saranno morbide. Scolarle e metterle a pezzi in un schiacciapatate. In una padella dal fondo spesso, far sciogliere il burro e aggiungere le patate schiacciate, mescolare vigorosamente aggiungendo a filo il latte. Accendere il forno e scaldarlo bene. In una padella capiente dal fondo spesso, scaldare un filo di olio extravergine e adagiare le costolette d’agnello senza sovrapporle. Farle dorare molto bene da entrambi i lati a fuoco vivo, poi tuffare metà della birra, alcuni aghi di rosmarino e lasciar sfumare molto bene. Togliere le costine d’agnello e tenerle al caldo nel forno caldo ma spento. Versare il resto della birra nella padella, la noce di burro e alzare la fiamma fino al formarsi di un sugo denso e scuro. Servire le costine sopra il purè caldo irrorando con il sugo alla birra.

5 risposte a "Costine d’agnello alla birra, la pioggia, l’evasione…"

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  1. queste parole potrei averle scritte anche io:
    Volevo evadere rinchiudendomi nella mia dolce casa, la mia alcova, la mia coperta protettiva, la mia vita. Evadere paradossalmente da fuori, per stare qui chiusa tra le mura, in silenzio, lontano da tutto il mondo, che ultimamente corre troppo veloce per me, scivola languido giorno dopo giorno, spazza via minuti e ore come grani di sabbia al vento e non mi lascia modo di respirare lentamente, né assaporare istanti e spazi.
    Sono un animale piacevolmente casalingo, stanziale e dai tempi dilatati, in tutto.
    L’inverno in questo aiuta.

    Come sempre, ottima ricetta, meravigliose foto e tanto calore, non solo ai fornelli.

    Piace a 1 persona

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