IL MIO MACHY (prima parte) PAPILIO MACHAON

Non è una ricetta, non è un racconto che porta ad una ricetta, non è niente di simile alle cose che Piattoranocchio ha fatto finora.
Ma a pensarci bene forse si, chiamiamo anche quella di oggi ricetta, con gli ingredienti per essere felici di poco e con poco, e per sentirsi piacevolmente e attivamente parte di questo mondo.

Vi racconto una storia, da leggere sotto l’ombrellone, o su di una panchina al fresco di un albero incantato, sul divano di casa o come buonanotte prima di spegnere la luce sul comodino. Uno di quei racconti che aiutano ad aprire la mente, ad immaginare, a scoprire qualcosa che non si sa, che non si è mai visto, o semplicemente provate a pensarla come una lettura leggera ma avvincente, che si divora d’un fiato, che fa emozionare e fa sentire, ad una ad una, ben distinte, tutte le sensazioni di cui è pregna.


A volte ci sono coincidenze, che aprono mondi inaspettati e inesplorati. Mai mi sarei aspettata che succedesse un fatto tanto singolare quanto meraviglioso. Ho un piccolo orto, come ben sapete, ma uno di quegli orti ordinatamente in disordine, quelli dove lumachine golose divorano le foglie tenere di melanzane, dove per cento fiori che sbocciano nascono due frutti, invasi come sono da una moltitudine di animaletti ,e dove “curare l’orto” per me è sinonimo di ripulirlo tutt’al più, di foglie e erbette infestanti. A primavera preparo la terra rivoltandola, aggiungo le piantine nuove e attendo che qualcosa cresca, senza fretta, senza acceleratori o peggio, veleni per parassiti. Non mi importa, quello che cresce arriva così; il sapore dei pomodori, delle carote, dei cetrioli e delle melanzane, pur pochi ma dalla forma splendidamente naturale, è inconfondibile. Non voglio la produzione di quantità, ma la qualità. Ho bisogno di sentire racchiusi negli ortaggi la forza, il sapore, la verità della natura. Osservo oggi i miei finocchi andati tutti in fiore, perché non sono stata capace di coltivarli come dovevo. Sono altissimi, profumati e ondeggiano, disordinati, al vento lieve e soffice, che li piega dolcemente prima da un lato, poi dall’altro. Ospita sui suoi bellissimi fiori gialli, moscerini danzanti, api affamate, formiche frenetiche. Ad un tratto, quasi nascosto, immobile e silenzioso, noto un piccolo, bellissimo bruco. Ha un colore spettacolare, bianco, puntinato di nero e giallo, elegante. La tenerezza che mi avvolge in quel momento è tanta, penso al piccolo ospite a me totalmente sconosciuto e penso che la natura regala colori incredibili anche a minuscoli esseri. Entro trafelata in casa, ho sete di notizie, vorrei sapere se è velenoso, o al contrario, è indispensabile. La ricerca non è certo semplice, “- bruco – finocchio – giallo e nero”. Ma la tecnologia, mi viene subito da dire, è incredibile; in men che non si dica ho il nome, il cognome e tutta la vita di questo bruco sotto gli occhi: Papilio Machaon, una splendida farfalla dai colori spettacolari! Dichiarato da Pro Natura animale dell’anno 2003, le farfalle di machaone rappresentano il massimo dell’eleganza, della leggerezza e dell’incanto. Leggo veloce, sono stupita di quanto particolare sia questa specie, le ali sono un insieme di tocchi di colore che non hanno eguali, all’insegna del contrasto cromatico, alla delicatezza dei toni, e si stemperano in sfumature meravigliose, in arabeschi geometrici. Le parole si accavallano, il velo di mistero e magia intorno a questi animali è elettrizzante, e poi cado su una frase sibillina che cita, quasi sottovoce, che le farfalle, in fondo, sono solo l’ultimo stadio della vita di un bruco, una vita piuttosto modesta, condotta nell’ombra, lontano da sguardi indiscreti. Torno di corsa nel mio orto, stringo fra le mani la mia macchina fotografica, lo cerco, impaurita di non trovarlo più, ma lui è li, tranquillo, come assopito. Lo catturo in uno scatto e lo guardo, con attenzione. E’ bellissimo. La testina ricurva, i colori splendenti.

Non voglio disturbarlo, ma volano minacciosi diversi merli, una gazza golosissima e tanti piccoli uccellini, sono timorosa, vorrei spostarlo per rendere più sicura la sua sopravvivenza. Mi affretto a leggere altre pagine, ho bisogno di sapere tutto, e mentre con un occhio scorro il monitor e le frasi in sequenza, con l’altro lo tengo sotto controllo. Raccogliere e allevare un bruco di farfalla non è un “capriccio”, ma si tratta di vera e propria salvaguardia delle farfalle che, nei nostri ambienti iper-antropizzati e perfino nelle campagne dove si fa largo uso di pesticidi, fanno sempre più fatica a riprodursi con successo. Come è possibile, dico io, se ci penso bene in effetti quante poche farfalle si vedono in giro al giorno d’oggi? Sono bianche o gialle, piccoline…non ho mai pensato quale bruco potessero essere state prima. Perché non ci ho mai pensato? I bruchi, a ben vedere, hanno un’elevatissima mortalità in natura: possono venire parassitati, mangiati da altri insetti o da uccelli, non trovare nutrimento adeguato o trovarlo pieno di pesticidi e veleni. Ed immaginare che il piccolo trovatello sia finito proprio sul mio finocchio in fiore, senza veleni alcuni, senza disturbi alcuni, mi fa correre un brivido di gioia lungo la schiena, mi rende soddisfatta e allegra, mi fa sentire fortunata. Trovare un bruco e decidere di allevarlo fino allo “sfarfallamento”, per poi liberare prontamente la farfalla in natura, è un gesto di responsabilità, ma anche un’esperienza unica e meravigliosa che vi può insegnare moltissimo.
Non posso più indugiare oltre, devo buttarmi a capofitto in questa strana, singolare avventura che mi è capitata tra le mani.
Cerco di capire come trovargli una casa sicura, come attrezzarla al meglio, quali rami di finocchio prelevare e dopo poco, perfettamente informata su tutto, il mio piccolo Machy è al sicuro.

È il cinque di luglio, il sole è alto e caldo, una splendida mattina d’estate. Una strana estate, di un anno molto particolare, con una pandemia che ha segnato parecchie vite e stravolto molte situazioni. La mia vita si è fermata quasi di colpo, nel giro di pochi giorni, sono stata catapultata dalla frenesia e dallo stress quotidiano, alla tranquillità e al silenzio più profondo della mia casa. Ho ridimensionato ogni pensiero, ho accorciato la lista dei desideri e allungato a dismisura quella del tempo. Ho capito quanto le vicinanze, le condivisioni forzate, le attenzioni reciproche fossero importanti, ancor più di ciò che già sapevo e conoscevo, senza mio malgrado avere il tempo a disposizione per poterle confermare. Mi sono alzata stamattina trepidante, chissà se il mio piccolo esserino ha passato bene la notte, lo controllo, lo osservo, ci vorrà qualche giorno perché il mio animo si quieti, perché io riesca a prendere in mano la situazione con calma, perché, ebbene sì, che ci crediate o no, l’emozione è davvero tanta. Ogni suo piccolo movimento e la mia macchina fotografica scatta, ogni nuovo segno e l’ebrezza dell’ignoto mi fa traballare. Le notizie raccattate qua e là nel web sciolgono qualche dubbio, altre invece lo alimentano e intanto il mio piccolo Machy cresce, si fa più grosso, in carne, assume colori stupendi: dal bianco passa piano ad un verdino tenue, le zampotte si irrobustiscono, divora rametti di finocchio che gli porgo freschi giornalmente e si sposta veloce da un ramo all’altro, lasciandomi intendere i suoi gusti golosi ora di fiori, ora di steli. Giorno dopo giorno, pare perfino ascoltare e comprendere la mia voce.

La luce e il calore estivo di questi giorni devono essere perfettamente mantenuti, la mia missione è solo quella di aiutarlo a trascorrere questi pochi giorni in assoluta sicurezza, lontano da pericoli che, a ben vedere, la natura ha insita nel suo ritmo. Spesso mi chiedo se, salvaguardare una specie, non ne metta poi in pericolo un’altra o se l’eccessiva premura verso alcuni animali non pregiudichi poi le abitudini naturali e imprescindibili di quella specie. Ho costruito una bellissima casetta per gli uccellini, con legno naturale, con aperture ampie e tetto alto perché ci possano entrare e sostare anche in caso di pioggia, dal minuscolo codibugnolo, alla maestosa gazza, e con terrazzino d’appoggio per facilitarne la loro permanenza. C’è cibo per tutti in abbondanza, eppure la natura fa il suo corso: il pettirosso detta legge, le tortorelle sono impaurite dalla gazza, il fringuello si tiene a debita distanza fino a spiccare il suo veloce bliz e i codibugnolo arrivano in gruppo al calar della sera a finire il lavoro. Ognuno ha il suo posto nella giostra della vita, e io non posso ne voglio modificarlo, solo dare una mano, un piccolo aiuto, un mio personale grazie.
Così il mio Machy cresce al sicuro, attribuendomi grande responsabilità ma un’invidiabile esperienza in questa splendida ruota della natura. Assistere alla trasformazione e alla metamorfosi di un bruco, poter catturare ogni piccolo aspetto ed immaginare che, da millenni questo procedimento è costante e ripetitivo, senza che noi ce ne accorgiamo minimamente, è estremamente emozionante e pregno di curiosità, misto ad incertezza, ignoranza e stupore. Pulisco la gabbietta, perchè, ebbene si, tanto mangia quanto espelle, e lo osservo affezionandomi a lui, ogni giorno di più.

Sono passati sette giorni dal ritrovamento, è nuovamente domenica, e il piccolo Machy è parecchio agitato. Non sta fermo e non mangia da ore, sono preoccupata forse ha troppo caldo, forse nell’acqua si è annidato qualche insetto che lo infastidisce, forse non si sente bene. Cerco di capire ma non è semplice. E lui si divincola, si sposta veloce, si innervosisce se gli aggiungo legnetti e sostegni, cibo fresco e acqua. Decido di lasciarlo in pace, immagino possa essere normale e rientro in casa con non pochi pensieri. Trascorsa qualche ora, mi appresto titubante ad osservarlo. Machy si è appeso, all’insù sulla rete della zanzariera che funge da coperchio protettivo al suo box, è sottosopra in una strana posizione, la testina ricurva e l’estremità opposta perfettamente incastrata nella rete. Machy è immobile in una curiosa e incredibile postazione.

Leggo veloce e mi informo, ha prodotto una strana macchia verdastra che, effettivamente giace sul fondo del contenitore e Machy sta iniziando la metamorfosi: tra poco, tra le 12 e le 24 ore, (questo c’è scritto) si trasformerà in crisalide. Sono esterrefatta, non credo ai miei occhi e umidi dall’emozione scatto foto e imprimo nel mio animo l’ennesimo cambiamento che questo piccolo amico subisce. Sono anche molto felice quando scopro che il giorno dopo, lunedì, sono a casa dal lavoro, ragion per cui il mio cuore si riempie di gioia perché so che sarò presente e lo vedrò, osserverò il bruchino perdere la pelle, testimonierò con foto e video la bellissima trasformazione! E’ quasi notte inoltrata, domani mi sveglierò presto, sto contando le ore ed entro il primo pomeriggio di domani, Machy sarà crisalide! Ha iniziato a tessere un piccolo ma fortissimo filo di seta che gli regge il corpicino, lo sostiene e lo mantiene in una posizione pazzesca.

Lunedì, passano i minuti, le ore, la giornata. Machy si è rimpicciolito, è quasi irriconoscibile, sono spaventata, non sembra affatto si stia trasformando: è diventato la metà esatta, un colore spento e scuro con le precise sembianze ancora di un bruco, non affatto quella di una crisalide. Machy è morto. Non c’è più nulla che io possa fare, è martedì mattina sono passate ben 39 ore dal suo appendersi col filo e attendere la trasformazione in crisalide, ben oltre il tempo indicato su tutti i siti. Machy non ce l’ha fatta, sapevo che quel momento era molto critico, sapevo che poteva succedere ma fino a quel punto non avevo avuto modo di dubitare, aveva raggiunto ogni obiettivo nei tempi e nei modi più o meno corretti. “Che tristezza“, mi dico seduta alla scrivania del mio ufficio, “questa sera, tornerò a casa e dopo soli 9 giorni dall’inizio della mia avventura, dovrò mettere il punto alla sua storia e la parola fine”
CONTINUA

10 risposte a "IL MIO MACHY (prima parte) PAPILIO MACHAON"

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  1. non è solo un racconto vero ?è una vera e propria avventura?Non vedo l’ora di leggere il seguito .Ma la farfalla della prima foto è la trasformazione finale del bruco ? Sbrigati a scrivere il seguito ,sono impaziente di vedere le successive fasi. E’ un avvenimento entusiasmante ,.Buona domenica a tutta la famiglia.

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