Pasta rustica… maccheccavolini che buona!

E chi l’avrebbe mai detto! Io che non sopporto nemmeno l’odore, che volgo lo sguardo disinteressandomene ogni volta, che mi fa star male il solo pensiero del peso sullo stomaco, ho l’ardire di comprarne un sacchetto?
Macchecavolini sto facendo?
Entro di fretta, come se fosse una novità. Il mio carrello scivola lieve sul bianco e immacolato pavimento, benché orde di scarpe, sandali e ciabattine lo insozzano continuamente. “Non c’è molta gente..” dico tra me e me, scorrendo lo sguardo tra gli scaffali e ripetendo mnemonicamente i tre ingredienti, di cui non posso fare a meno stasera. I cestini della frutta e della verdura, sono disposti ordinatamente, i colori vivaci trasmettono freschezza, bontà e leggerezza, e perfino i profumi, ancorché indistinguibili tra loro, si miscelano, rendendo l’aria frizzante e avvolgente. Un cestino, apparentemente abbandonato, lasciato in un angolo defilato, attrae la mia attenzione, e si insinua misteriosamente nei miei concetti, incuriosendomi. Non capisco, ne riconosco la materia, la forma o il nome. Piccolissime gemme di un verde brillante, troppo minute per capirne la consistenza, fuori da ogni mia nozione, oltre il mio sapere. Mi avvicino circospetta, e debbo leggere, sveltamente, per eliminare subito questa mia ignoranza culinaria. “Sono loro? Ma va, non ci credo !” così piccini e delicati, in una veste attraente, tondeggianti e talmente simpatici, da doverne comprare almeno una manciata! Torno a casa con il bottino, e in mente una pasta rustica, a dir poco strepitosa, che sfata il mito, tutto personale, di pesantezza, sapore e sgradevolezza. Anzi! Mi sorprende la consistenza e la bontà, tanto da ripetere alla noia… “maccheccavolini, è proprio buona!!”

PROPRIETÀ:
Un vero e proprio toccasana per le ossa. E non solo. Anche per gli occhi, per il cuore e per il cervello, questi ortaggi rappresentano una preziosa miniera di salute. Le ossa, però, sono quelle che maggiormente possono trovare benefici dal consumo di cavoletti di Bruxelles e ciò sta nell’abbondante presenza in questi piccoli ortaggi di vitamina K, che garantisce la corretta funzionalità di alcune proteine che formano e mantengono più forti, appunto, le nostre ossa. Ma non solo: i cavoletti di Bruxelles contengono anche ottime quantità di sali minerali, a partire dal ferro, dal calcio e dal fosforo, oltre che di proteine e di fibre. Le altre vitamine presenti sono invece quelle del gruppo B, la vitamina A e la vitamina C.

SUGGERIMENTO:
non verrà la stessa pasta se al posto dei cavolini freschi acquistate quelli surgelati. Vi sconsiglio di farlo, in questo piatto sentirete tutta la loro croccantezza e la freschezza, in quanto non bisogna nemmeno sbollentarli! Aspettate quindi il momento propizio e acquistateli freschi, piccolissimi e teneri. Forse io li ho sempre visti serviti bolliti, poi magari ripassati in padella, ma grassocci e mollicci e non sono mai riuscita a mandarli giù! Fatti cosi invece sono strepitosi!

ALTRO SUGGERIMENTO:
tagliati a metà e passati in padella con lo speck (senza la cipolla) possono essere un’alternativa valida per un contorno gustosissimo, croccante e insolito, oltre ad essere molto sano: c’è solo un filo di olio extravergine e nemmeno un pizzico di sale perché a questo ci penserà lo speck!!

CURIOSITÀ:
Chissà poi perché si chiamano cavolini o cavoletti di Bruxelles! Nonostante il nome, questi piccoli ortaggi pare c’entrino ben poco con il Belgio e forse agli abitanti di questo paese nemmeno piacciono molto. Nel mio viaggio di questa estate attraverso il Belgio non ho visto spesso questo ortaggio, che a detta del suo nome, dovevo invece trovare cucinato in mille modi e invece…. Sarebbero infatti originari dell’Italia e solo successivamente sembra siano stati importati nel Paese nord europeo grazie ai legionari romani. Oltre tre quarti della loro produzione mondiale, attualmente, ha però l’accento inglese, sebbene la loro coltivazione sia molto diffusa anche in Francia e Olanda.

LA CIPOLLA DI TROPEA:
La cipolla rossa di Tropea è il nome dato alla cipolla rossa coltivata tra Nicotera, in provincia di Vibo Valentia e Campora San Giovanni, cmune di Amantea, in provincia di Cosenza e lungo la fascia tirrenica. Viene prevalentemente prodotta tra Briatico e Capo Vaticano. Sono state importate in Calabria 2000 anni fa dai Fenici, e a Tropea oggi  la raccolta avviene ancora a mano e comincia alla fine di giugno, proseguendo per tutto luglio, sono ricche di sapore e proprietà extra-nutrizionali. Crude sono molto gradevoli al gusto, ed è sempre a crudo che i loro principi attivi benefici danno il massimo.

LO SAPEVATE CHE :
Se avete l’abitudine di mettere insieme patate e cipolle, sappiate che è una pessima idea perché la cipolla assorbe l’umidità delle patate le quali poi si guastano e vanno male velocemente.

Pare che già le antiche civiltà avessero scoperto i benefici mistici e salutari delle cipolle. Gli egizi ritenevano che il loro odore potesse riportare in vita i morti. Nell’antica Roma invece, pare che i gladiatori la usassero come unguento sulla pelle per rinforzare i muscoli.

INGREDIENTI per 3 persone:

300 gr di tortiglioni RUMMO
150 gr di cavolini di Bruxelles freschi e piccolissimi
150 gr di speck a listelli
80 gr di Brie
1/2 cipolla rossa di tropea
2 cucchiai di olio extravergine
1/2 bicchiere di un ottimo vino bianco secco
sale

Pulire i cavolini lavandoli delicatamente sotto l’acqua e togliendo il torsolo finale più duro, poi dividerli a metà. Portare a bollore dell’acqua leggermente salata. In una padella far scaldare l’olio e appassire delicatamente la mezza cipolla di Tropea tagliata finemente. Aggiungere i cavolini e lo speck, far rosolare molto bene a fiamma piuttosto alta, smuovendo di continuo la padella, sfumare con il vino bianco, poi abbassare la fiamma e lasciar cuocere per almeno 10 minuti bagnando, se necessario, con un piccolo mestolo di acqua della pasta. Cuocere i tortiglioni al dente, scolarli e tuffarli nel sugo amalgamando bene. Tagliare il brie a piccoli quadrotti e aggiungerli nella padella, girando molto bene fino a vederlo quasi sciogliere. Servire la pasta caldissima.

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