Supplì e mi si son rotte le ciabatte! Evviva!

Ci sono alcuni oggetti del desiderio che si sognano cosi tanto, da idealizzarli come fossero indispensabili e insostituibili. Anni fa, ho comperato un paio di ciabatte per far riposare questi miei poveri piedi stanchi, stretti e soffocati nelle scarpe tutto il giorno, per cinque giorni alla settimana. Dovevano essere perfette e svolgere l’importantissimo compito del relax più totale. Ciabatte ergonomiche, con plantare anatomico, non basse non alte, con quei gommini massaggianti e morbida vera, anzi verissima, pelle traspirante e anallergica, insomma ciabatte spaziali. Costavano un botto. Tremendamente indecisa, ci ho dovuto pensare su un pò, ma poi, caparbia e certa che se non avessi preso proprio quelle, la mia esistenza sarebbe stata segnata per sempre, stressandomi a tal punto da richiedere almeno un paio di sedute psicologiche, metto da parte avarizia e buon senso e le compero! Arrivo a casa trattenendo il fiato, aggrappata ad una felicità incontenibile: finalmente i miei piedi stanchi avranno di che bearsi e rilassarsi, appagati nelle loro nuove ciabatte spaziali. Sono trascorsi ben tre anni dall’acquisto, appena torno a casa dal lavoro, il mio primo pensiero è togliermi le scarpe e… no, le ciabatte ergonomiche spaziali no, per favore!! I gommini sono fastidiosissimi, anziché massaggiare si infilano come spilli nella pianta del mio povero piede, e il tacchetto, non basso, non alto, che non è ne carne ne pesce, mi fa prendere imbarcate paurose, e tutta quella pelle vera, che non ci credo per niente, è spelacchiata e molliccia, perfino deforme. “Le ho pagate troppo, tantissimo devo indossarle e soffrire con disperazione la sera e tutti i we!” Mi dico, testarda come un mulo e disperatamente triste. Ma finalmente, oggi, le ho sfinite, distrutte dal mio avanti indietro a preparare i miei fantastici supplì, e mentre saltellavo tenendone uno caldissimo in mano, un dolce, stupendo, elettrizzante suono di lacerazione irrecuperabile sotto i miei piedi, mi ha fatto esclamare: “mi si son rotte le ciabatte!!! Evviva !!! Suppliiiiiììììììì!!!!”

I VERI SUPPLI’:
i veri supplì, sono una pietanza rustica tipica della cucina romana e sono una sorta di polpetta preparata con il riso bollito e condito con il sugo di carne e pecorino romano, impastato con uova e un pezzo di mozzarella al centro, poi passato nel pangrattato e fritto. Le mie due versioni sono molto diverse. Le chiamo comunque supplì, perchè da piccola, una dolce, buona e gentilissima signora, che ora non c’è più, me li cucinava in questo modo e li chiamava supplì, perciò per me sono questi i ….supplì !

CROCCHETTE DI PATATE RIPIENE, INVENTARSI UN CIBO E NON SAPERE COME CHIAMARLO!
Non so proprio come chiamare queste mie polpette strane, crocchette di patate ripiene? Non mi piace.. supplì Ale? O supplì la ciabatta? Scherzi a parte, sono semplicissime crocchette preparate con la base di patate bollite e ripiene di quello che si vuole. Io ho preferito utilizzare tutti gli avanzi perché in questo periodo far di necessità virtù, è diventato il mio motto!

IL RIPIENO:
in una versione, quella per mio figlio che non ama molto il formaggio, ho deciso di aggiungere del ragù (vedi la mia super ricetta qui) che avevo preparato diverso tempo fa e surgelato in porzioni. Avendo distrattamente scongelato una sola porzione e dovendo cucinare per tre, era troppo poco per condirci una pasta, perciò l’idea di riempire delle crocchette è stata super. Sono finite in un batter baleno!

Nell’altra versione, quella per mio marito, ho aggiunto invece un cubetto di formaggio Branzi, delicatissimo e decisamente goloso!

IL FORMAGGIO BRANZI:
il Branzi è un formaggio tra i più antichi e tipici delle Orobie. Prende il nome dall’ononimo paese dell’Alta Val Brembana in cui è nata la produzione tradizionale e dove tuttora il latte intero di mucca viene lavorato presso i locali della Latteria Sociale di Branzi Casearia.

Ingredienti:
essendo una ricetta inventata al momento, è davvero difficile scrivere le quantità. Avevo alcune patate, ma non ne so il peso. Avevo un bicchiere circa di ragù, ma il mio “bicchiere” è uguale al vostro? Ho tagliato tanti cubetti di Branzi fino a quanto purè avevo, quindi se fate più purè, dovrete utilizzare più cubetti… Come faccio ora ? Vi posso descrivere il procedimento, ma per le quantità, questa volta, pensateci voi a seconda di quante crocchette volete fare!
Indicativamente partendo da:
1 kg di patate
1 uovo
un cucchiaio di pecorino o parmigiano
una noce di burro
ragù di carne
formaggio Branzi

1 uovo
pane grattugiato

Semi di sesamo
acqua frizzante
olio di semi di arachidi


Mettere le patate non sbucciate e ben lavate, in acqua fredda salata e fatele bollire finché non saranno morbidissime. Scolatele, spellatele e schiacciatele con uno schiacciapatate raccogliendole in una ciotola. Unite un uovo (circa 1 uovo ogni kg di patate), un cucchiaio abbondante di pecorino o parmigiano grattugiato, un pezzetto di burro e regolate di sale, poi impastate velocemente il tutto. Bagnandovi le mani con acqua fredda, prelevate un cucchiaio di purè, adagiatelo sul palmo della mano scavando una fossetta, riempitela con un cucchiaio di ragù e richiudetela su se stessa arrotolandola tra le mani. Dategli la forma che preferite. Per differenziarle da quelle al formaggio le ho fatte cilindriche. La stessa cosa farete con il pezzetto di Branzi formando poi delle pallotte. Tuffatele così in una ciotola con un uovo sbattuto con un goccio di acqua frizzante, poi passatele nel pan grattato e friggetele in olio di semi di arachidi.

11 risposte a "Supplì e mi si son rotte le ciabatte! Evviva!"

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      1. Beh, per me lo sono, ma naturalmente sei tu che devi provarle 😉 I dentini sotto il piede ce l’hanno pure loro, eh, senza calze pochi li reggono, però mi piace il materiale (è un pezzo unico, resistente ma flessibile).

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