Spaghetti e ‘nduja, di necessità virtù

E’ necessario, si … è necessario che io prenda il sole e mi asciughi finalmente le ossa. E’ necessario che io mi riposi, dopo tutto, fagocitata dalla sdraio e sparisca tra le trame del tessuto, come curioso camaleonte. E’ necessario che prenda del tempo per me stessa e chiuda delicatamente gli occhi, non per schiacciare un pisolino, ma per far riposare la mente e ascoltare ciò che mi circonda. I rumori più forti prevalgono subito: il rombo di una moto sulla strada lontana, nitido e roboante; vocii di persone a spasso, che si scherniscono tra loro, sovrastando i cinguettii insistenti della massiccia riunione di condominio che si sta svolgendo sopra la mia testa, tra le frasche verdeggianti dell’enorme quercia. Un abbaio acuto e strisciante che si insinua nella brezza, che va e poi torna, confondendo l’aria; un ronzio, risveglio atteso della natura, che mi ricorda la vita, i fiori e i colori che ora non vedo, nel buio delle mie pupille. E’ necessario anche, che prima o poi. prepari cena, ma la mia voglia di riposo ha causato un danno irreparabile: niente spesa, niente cibo, niente cena. Balzando in piedi con scatto felino, con l’istinto di sopravvivenza innato, affetto i quattro pomodorini che si son salvati dall’ultimo sterminio di verdure, e tra fantasia e semplicità, con tre ingredienti e nulla di più, faccio di necessità virtù!

SUGGERIMENTO:
una pasta semplicissima e gustosissima. La ‘nduja da quel tocco di piccante molto particolare e con questa dose è un equilibrato sentore, ne troppo forte, ne inesistente. Se siete amanti del piccante più accentuato nessuno vi vieta di calcare la mano con la ‘nduja!

CURIOSITÀ:
La ‘nduja è un insaccato calabrese di consistenza morbida e dal gusto particolarmente piccante. Il nome ‘nduja è collegato ad altri due particolari tipi di insaccatio il piemontese salam dla doja e la francese andouille, da cui la ‘nduja prende il nome. Tutti questi termini traggono origine dal latino “inductilia”. La ‘nduja è un alimento tipicamente associato a tutta la Calabria, ma sembrerebbe nato soprattutto a Spilinga

AGNOCASTO:
(Marocco)
Questa piccola bacca, dal gusto leggermente amarognolo, viene chiamata anche pepe del monaco, in quanto è conosciuta dal Medioevo, utilizzata dai monaci europei per insaporire le pietanze. L’agnocasto, è una pianta tipica della zona del Mediterraneo dove c’è un elevato tasso di umidità. È detta anche falso pepe per via dei suoi frutti che, una volta essiccati, assomigliano alle bacche di pepe. Si sposa bene su stufati, arrosti e grigliate di carni bianche.

RICETTE GOLOSE
Gli accostamenti che si possono fare con la ‘nduja sono innumerevoli ma prima di tutto un suggerimento molto importante: non soffriggerla mai perché brucia facilmente, ma aggiungerla sempre a fuoco spento nei sughi o nelle preparazioni calde. Provatela sulle patate bollite e schiacciate, o nel ragù, o nella salsa ai quattro formaggi, o sulla pizza (un classico), o sul pane abbrustolito. Altri fantastici piatti sono:
gnocchi di patate, pomodoro, scamorza e ‘nduja
fiori di zucca ripieni di stracciatella e ‘nduja
grissini di pasta sfoglia spalmata di ‘nduja
zuppa di fagioli e ‘nduja
polpette di melanzane e ‘nduja
uovo al tegamino con ‘nduja

Ingredienti per 3 persone:
300 gr di spaghettoni grossi Rummo
400 gr di pomodorini cigliegino
2 cucchiaini da caffè di ‘nduja
un filo di olio extravergine oliva
sale
agnocasto grattugiato al momento
foglie di origano fresche

In una capiente pentola portare l’acqua salata in ebollizione e cuocere gli spaghetti. Lavare, asciugare e tagliare a metà i pomodorini. Capovolgendo la metà su di un tagliere, affettare sottilmente i pomodori, poi ridurli a pezzetti piccoli. Scaldare un filo di olio extravergine in una pentolina, tuffare i pomodorini con qualche fogliolina di origano fresco, un pizzico di sale e cuocere a fiamma alta per 5 minuti. Spegnere il fuoco, aggiungere la ‘nduja, e mescolare. Scolare gli spaghetti. Condire nella stessa padella amalgamando bene, gli spaghetti con il sugo di pomodoro e ‘nduja, servire spolverizzando di agnocasto, un filo d’olio e foglie di origano fresco.

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