Involtini che di primavere ne hanno duemila!

“Misericodia, perchè mai dovresti? Eppure sai benissimo che farai una gran fatica, non credi sia meglio inventarne un’altra per questa volta?”. L’aria è molto calda oggi, non pare affatto una giornata di febbraio, il clima sta giocando, repentinamente si trasforma, comanda, si impone. Il sole scalda la terra, ancora brulla e spaccata dal gelo, tenere margherite fanno capolino, spaventate, solitarie; delicati ma intraprendenti crocus iniziano a colorare i prati. Strano periodo questo, un solleticante preannuncio di primavera ma con il cappotto ancora addosso, un’illusione, un tentativo falsato, una sottile derisione. Che fatica inventarsi qualcosa ancora, non so cosa proporre per la cena, sembra un treno senza fine, un continuo sali e scendi. “Eppure c’è un’alchimia tra il tepore del clima mite e il calore del forno…” Mi convinco tra me e me e facendomi trasportare dal colore delle verdure e dalla sottilissima e impalpabile pasta fillo, immagino quante primavere possono aver visto questi croccanti fagottini, che ognuno confeziona un pò come gli pare. Non sento nemmeno la fatica, ne mi accorgo, un pò distrattamente, di prepararne una moltitudine infinita… in fondo, con duemila primavere alle spalle, che bontà dovranno esser questi involtini?

STORIA:
La loro origine, risalente a quasi duemila anni fa, è legata però a un evento ben preciso, il Capodanno cinese, che coincide con la fine dell’inverno ed è chiamato, appunto, “Festa di Primavera”: all’epoca della dinastia Jin, che regnò nel Paese dal 265 al 420 d.C., nacque il “piatto della primavera”, una sottile sfoglia di farina da accompagnare alle verdure, che negli anni si evolse negli involtini attuali. Durante il regno dei Tang (618-907) e dei Song (960-1279) erano già famosi, tanto da essere cantati nei versi dei poeti Du Fu (vissuto nell’VIII secolo d.C.) e Lu You (1125-1210). Mangiarli, all’inizio del nuovo anno, significava “mordere la primavera” ed era un gesto scaramantico compiuto per scongiurare eventi nefasti e calamità.

Cos’è la pasta fillo?
è sottile come un foglio di carta. Molto usata in Medio Oriente e nei Balcani, ultimamente viene utilizzata spesso anche nelle cucine occidentali.. Il suo sapore neutro la rende molto versatile, può essere usata, infatti, per preparare sia dei dolci che dei piatti salati.
Fillo deriva dal greco phyllo, che vuol dire “foglia”. Questa pasta, infatti, ha le sue origini tra la Grecia e la Turchia. 

Per confezionare la pasta fillo in casa servono 250 gr di farina, 125 gr di acqua, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaino di olio. Niente più, ma è essenziale utilizzare l’acqua quasi bollente e non semplicemente tiepida. In questo modo, insieme all’olio, la pasta diventerà molto elastica e facile da stendere.
In ogni modo, la troverete facilmente nei supermercati, nel banco fresco dove si trovano anche la pasta sfoglia, brisè ecc.
Maneggiatela velocemente perché tende a seccarsi rapidamente, potete bagnarla ogni tanto in un pennello intriso di acqua calda.
Cuoce velocemente, bisogna stare molto attenti che non bruci

SUGGERIMENTO:
io ho preparato degli involtini semplicissimi, solo con verdure. Si possono farcire come la vostra fantasia vi suggerisce, potete mettere i gamberi, oppure dei cubetti di petto di pollo prima rosolato in padella poi sminuzzato, aggiungere altri tipi di verdure. Saranno, sempre e comunque ottimi!!

Ingredienti per gli involtini che vedete in foto:
1 zucchina
1 carota
1 manciata di semi di soia freschi
20 gr di mandorle in lamelle
1 bicchierino di salsa di soia
1 cucchiaio di olio di semi di sesamo

Riducete le verdure a listelle e sbollentatele leggermente in acqua salata. Scolatele dopo 10 minuti, mettetele in una bacinella con le mandorle, la salsa e i germogli di soia, e irroratele con l’olio. Mescolate molto bene e lasciate riposare. Nel frattempo stendete il foglio di pasta fillo e ricavatene 4 quadrati. Mettete un pugno di verdure in un angolo, e formate l’involtino come vedete nella sequenza delle foto. Adagiate gli involtini su di carta da forno e passateli nel forno già caldo a 200° per 2 minuti al massimo ma controllate la doratura. Serviteli conditi con salsa di soia miscelata ad olio di sesamo o qualsiasi altra salsa a piacimento.

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